
Interno scuola secondaria, corridoio rumoroso e affollato. Maurizio è appoggiato contro il muro, cappuccio della felpa blu tirato su, sguardo basso mentre smanetta sul cellulare. Si apre la porta della classe e l’insegnante, la professoressa Rossi, sbuca fuori con la nonna di Maurizio al fianco.
Prof.ssa Rossi: (sbuffando) “Venga, signora. Guardi pure con i suoi occhi. È un disastro.”
La nonna, una signora minuta con i capelli grigi raccolti in uno chignon disordinato, segue la professoressa con uno sguardo mortificato. Entrano in classe. Il disordine è evidente: fogli sparsi, sedie fuori posto, un segno di pennarello nero sul muro.
Nonna: (con voce flebile) “Ma… non può essere solo Maurizio, professoressa… non sarà stato tutto lui…”
Prof.ssa Rossi: (senza mezzi termini) “Signora, suo nipote è un problema. Non ha rispetto né per me né per i compagni. Sempre a fare il buffone, sempre a distrarre gli altri. Questo è quello che vedo ogni giorno.”
La nonna abbassa lo sguardo, la sua mano tremante cerca quella del nipote. Maurizio, senza parole, incrocia il suo sguardo e poi abbassa di nuovo gli occhi. Lo porta fuori, in silenzio.
Il giorno dopo, ufficio della preside, piccola stanza con pareti beige spoglie. La madre di Maurizio, Carla, è seduta di fronte alla preside e alla professoressa Rossi, con il marito seduto accanto a lei, le braccia incrociate e uno sguardo di sfida.
Carla: (con tono tagliente) “Vorrei proprio capire cosa le è saltato in mente per umiliare così mio figlio davanti a sua nonna.”
Prof.ssa Rossi: (cercando di mantenere la calma) “Signora, capisco la sua preoccupazione. Ma il comportamento di Maurizio in classe è… come dire… inadeguato.”
Carla: (alzando la voce) “Inadeguato? Guardi che io non vedo nessun problema a casa. Forse è lei che ha dei metodi discutibili.”
Il marito annuisce, sostenendo la moglie con un cenno del capo.
Marito: “La verità è che forse Maurizio ha solo bisogno di qualcuno che sappia coinvolgerlo, e non di continui rimproveri. Magari non è lei la persona giusta per questo lavoro.”
La preside interviene, cercando di smorzare i toni.
Preside: “Signori, cerchiamo di mantenere la calma. Siamo tutti qui per il bene di Maurizio.”
Prof.ssa Rossi: (scocciata) “Io non sto accusando nessuno, ma il mio dovere è mantenere un ambiente sereno in classe. E Maurizio, ogni giorno, mette alla prova la mia pazienza e quella dei suoi compagni.”
Carla guarda la professoressa con occhi carichi di indignazione, si alza e, con voce glaciale, chiude la questione.
Carla: “Non è lei a dover giudicare mio figlio.”
Il marito la segue senza una parola e insieme lasciano l’ufficio, lasciando la preside e la professoressa in un silenzio teso.
Nei giorni successivi, la professoressa Rossi continua il suo lavoro come sempre, con un atteggiamento distaccato e una certa durezza nei confronti di Maurizio. Non ci sono altri incontri, nessun chiarimento. Solo un silenzio carico di tensione che continua a crescere.
Per la riflessione:
Pensa alle conoscenze e competenze in tuo possesso: come avresti agito al posto dell’insegnante nel racconto?
Quali strategie adotteresti per supportare lo studente protagonista nel suo percorso scolastico?
Pensando alla tua esperienza, vivi o hai vissuto episodi simili? Quali strategie hai messo in atto?